Echi di domani

La scoperta

Pharita era in piedi sul balcone della sua camera d'albergo, a contemplare lo skyline illuminato al neon di Metropolis City. L'energia della città aleggiava nell'aria, una perfetta armonia tra passato e futuro, dove l'architettura antica coesisteva con imponenti grattacieli. Il tour mondiale dei BABYMONSTER li aveva portati in questa vivace città e Pharita era ansiosa di esplorarne gli angoli nascosti.

La mattina seguente, dopo una ricca colazione, Pharita e i suoi compagni di band decisero di trascorrere la giornata libera in giro per la città. Passeggiarono per i mercati affollati, assaggiarono prelibatezze locali e scattarono innumerevoli foto con i fan che li avevano riconosciuti. Il cameratismo del gruppo era evidente nelle loro risate e nell'entusiasmo condiviso, ma la mente di Pharita era altrove, attratta da una curiosità che non riusciva a definire.

Mentre svoltavano l'angolo, un cartello attirò l'attenzione di Pharita:“Museo delle antiche meraviglie della Metropoli.”Il museo si ergeva in netto contrasto con la città moderna circostante, con il suo maestoso ingresso fiancheggiato da imponenti colonne e intricate sculture in pietra. Incuriosita, Pharita suggerì di fare una deviazione.

All'interno del museo, l'aria era fresca e satura del profumo di carta antica e legno lucidato. Le sale erano tappezzate di manufatti di epoche diverse, ognuno dei quali raccontava una storia della ricca storia della città. Pharita si allontanò dai suoi amici, attratta da un corridoio scarsamente illuminato con la scritta"Misteri irrisolti".

Il corridoio conduceva a una piccola stanza circolare. Al centro, su un piedistallo, c'era uno strano manufatto: una sfera cristallina con un bagliore iridescente. Sembrava pulsare delicatamente, proiettando riflessi prismatici sulle pareti. Pharita sentì un'inspiegabile attrazione verso la sfera. Allungò la mano, sfiorandone appena la superficie con le dita.

Un lampo di luce la avvolse e la stanza le ruotò intorno. Quando la luce si spense, Pharita si ritrovò sdraiata sull'erba soffice, i rumori del vivace museo sostituiti da un silenzio sereno. Si sedette, disorientata, e si guardò intorno.

Si trovava in un vasto campo aperto, sotto un cielo illuminato da due soli gemelli. Il paesaggio era punteggiato di strutture che sembravano fondersi perfettamente con la natura: alberi intrecciati con edifici, ruscelli che scorrevano attraverso parchi futuristici. Era un mondo allo stesso tempo alieno e familiare.

"Benvenuta, Pharita", disse una voce gentile. Sorpresa, Pharita si voltò e vide una ragazza più o meno della sua età lì vicino. Aveva lunghi capelli fluenti e indossava un vestito che sembrava luccicare alla luce del sole.

"Sono Luna", continuò la ragazza. "Ti stavo aspettando."

Pharita sbatté le palpebre, cercando di dare un senso a ciò che stava accadendo. "Dove sono? Come fai a sapere il mio nome?"

"Questo è il Regno Parallelo", spiegò Luna. "Un luogo dove musica e tecnologia sono la stessa cosa. Sei stato scelto per il tuo legame unico con entrambe."

La mente di Pharita correva. L'idea sembrava impossibile, eppure le prove erano ovunque intorno a lei. "Scelta per cosa?" chiese, con un misto di paura ed eccitazione nella voce.

"Per ripristinare l'equilibrio", disse Luna in tono criptico. "Ma prima dobbiamo trovare Atlas. È l'unico che può aiutarti a capire il tuo ruolo qui."

Pharita fece un respiro profondo, la sua innata curiosità superò la sua apprensione. "Okay, andiamo a trovare Atlas", disse, con la determinazione che le stava prendendo il sopravvento. Non poteva negare l'emozione dell'avventura sconosciuta che l'aspettava.

Mentre si avviavano verso l'orizzonte lontano, Pharita non poteva fare a meno di provare un senso di determinazione. Non sapeva quali sfide l'attendessero, ma era pronta ad affrontarle a testa alta, guidata dagli echi del domani.