Vattene, Yeonjun (voti)

"leggero"

La notte era gelida; il tempo sembrava essere passato, e lui si sentiva come se stesse galleggiando in mezzo a un vasto oceano nero, ma non ci stava annegando, stava semplicemente... respirando. Il suo corpo non toccava terra; le sue mani fremevano dalla voglia di toccare quella minuscola sfera di luce che esisteva in quel pozzo senza fondo; i suoi occhi erano pesanti e la sua gola era secca. Non capiva o sapeva come fosse arrivato lì; ricordava solo... quali erano quei ricordi?
Ricordava solo di essere stato un bambino così felice, uno che condivideva le sue più grandi avventure nel suo cortile con altri quattro ragazzi, cinque dei quali giocavano a fare gli eroi di un mondo magico. Ricordava di aver mangiato e riso con loro mentre dicevano che un giorno sarebbero andati in quel mondo dove scintille di luce volavano dalle loro mani, dove avrebbero potuto essere se stessi senza le prese in giro degli altri, senza le critiche che soffocavano le loro incredibili fantasie, quel desiderio di fuggire dal mondo reale, il mondo più noioso.

Quando era successo? Non riuscivo a ricordarlo con esattezza.
Chi erano quei bambini? Perché se lo ricordava? C'entrava qualcosa? Era così confuso che non riusciva a fare altro che afferrarsi la testa e cercare di ricordare. Non ci riusciva.
Si alzò (stranamente) e camminò in giro, incapace di capire nulla; tutto era nero e silenzioso. Finché non si ricordò

Ricordava un sorriso tenero, come quello di un orsetto gommoso strizzato, così dolce e innocente, quelle fossette che comparivano mentre gli diceva: "Va tutto bene, va tutto bene".
Ricordava risate, grida, battute banali; ma ricordava anche lacrime, lamenti, disperazione, frustrazione. E in mezzo a tutto questo, ricordava anche un lungo viaggio, e poi, il vuoto.

"Va tutto bene"
"Stiamo bene"
"Fallo"
"Stiamo bene"

"Yeonjun, stiamo bene."

Urlò come non aveva mai fatto prima, non sapeva perché, ma la testa gli martellava per i ricordi che lo inondavano. Improvvisamente vide il suo riflesso in quello strano appartamento, le lacrime che gli rigavano le guance. Non capiva perché, ma sapeva che ciò che gli martellava nella testa e nel cuore erano ricordi impressi nella sua anima. Quei ragazzi, quelle risate, quelle grida: tutto ciò che vagamente gli veniva in mente erano ricordi, proprio quelli che gli avrebbero detto cosa stava facendo in quel luogo buio e solitario.

"Potresti aiutarmi a essere felice?"
"Hai ragione"
"Voglio solo proteggerli, voglio che siamo felici, voglio vivere la fantasia che tutti desideriamo."
"Posso darti tutto ciò che vuoi, ma ricorda che c'è sempre un prezzo da pagare."
"Qualunque cosa sia, per loro va bene."



Un breve paragrafo su qualcosa a cui penso da mesi. Ricorda, la cosa importante è raccogliere voti.