La mia serendipità Jimin

Cosa facciamo adesso?

Abbiamo finito il nostro gelato e ora è tornato a tenermi la mano. Va bene? Lo conosco a malapena, so solo che si chiama Jimin.

che i suoi colori preferiti sono il nero e il blu, sa ballare e cantare, gli piace il clima soleggiato con una brezza fresca, è cintura nera,

gli piace quando qualcuno gli fa i complimenti, ha un tatuaggio, è stiloso e gli piace indossare accessori, ma poi è perso tanto quanto me.

"A cosa stai pensando?" chiese Jimin incuriosito, guardandomi e accarezzandomi pigramente la mano con le dita.

"Sto solo pensando a come tengo la mano a uno sconosciuto che conosco a malapena." Ridacchiai e guardai le nostre dita intrecciate.

"Ma sai già il mio nome", disse inclinando la testa. Scrollai le spalle e mi morsi il labbro. Ho paura perché non so cosa succederà dopo.

Non sono mai stata così spericolata, ma poi, quando guardo i suoi occhi, tutto sembra giusto, non vorrei che questo momento finisse mai.

"Vuoi andare in spiaggia?", ho riso al suo pensiero casuale. "Adesso?", ho chiesto.

"Sì", risponde Jimin. "Vuoi?", chiedo di nuovo. "Non te lo chiederei se non lo facessi, vero?", è così impertinente che gli ho alzato gli occhi al cielo.

rise. "Okay!", dissi e lo guardai. Non mi chiese mai perché. Non mise mai in discussione le mie decisioni ed è questo che mi attrae di più.

"Se andiamo adesso, saremo in spiaggia entro domattina", disse Jimin alzandosi e trascinandomi con sé.